Le premesse sono queste: un tizio riceve sms dal suo cane. Ora andate qui e sbellicatevi. (Mi scuso per aver perso il post di martedì.)
Tra Realtà e Illusione
A dispetto delle apparenze si parla di libri, cinema e ebook. Il tizio che scrive, perduto nel Whedonverse, rapirà Woody Allen ed effettuerà uno scambio di cervelli. Pigro per talento naturale, preferisce l'accento inglese a quello americano. Immagina di tornare indietro nel tempo e impedire la cancellazione Firefly e Dollhouse. Adesso è di certo davanti alla sua cassetta della posta: aspetta il Topolino della settimana o la lettera per Hogwarts, che sembra avere qualche anno di ritardo.
venerdì 25 maggio 2012
Texts From Dog
venerdì 18 maggio 2012
Chronicle | Recensione
Titolo: Chronicle
Regista: Josh Trank
Sceneggiatore: Max Landis
Genere: Fantascienza, Thriller
Anno: 2012
Durata: 83 minuti
Paese: USA, UK
Trama
Andrew, lo sfigato di turno, decide di iniziare a riprendere tutto quello che gli accade. Nel senso tutto tutto, da weirdo fin nel midollo. Una sera, insieme a suo cugino e un altro compagno di scuola, fuori da un locale, trova un buco da cui provengono inquietanti rumori. I ragazzi ci si ficcano dentro e trovano una parete pulsante e multicolore. Qualche giorno dopo il trio sviluppa poteri telecinetici, ma sapranno davvero farne buon uso? Qualcosa mi dice di no.
Come le bombette insipide di Rockerduck
Chronicle è un film indipendente, girato interamente sotto le sembianze di un documentario: le riprese vengono, infatti, da telecamere davvero presenti nella storia.
La trama di Chronicle rappresenta (molto genericamente) lo schema dei film sul paranormale degli ultimi anni. Sa di bombetta di Rockerduck senza sale. Quella dell’adolescente disturbato non è un’idea nuova e non è un errore che ti aspetteresti da un film indipendente (che dovrebbe puntare più alla storia che al resto). Ma anche volendo, i personaggi deboli sono il minor male.
Accetto che l’evento scatenante della storia sia l’acquisizione dei poteri paranormali – avviene un po’ troppo tardi, ma va bene. Il punto, però, è che non puoi semplicemente dare poteri paranormali ai tuoi personaggi e poi far continuare la storia come nulla fosse. Devi dedicare un momento a dirmi cos’è successo là sotto, quando hanno (per quanto incautamente possibile) toccato una parete pulsante e fluorescente. Ma a quanto pare, ritenendo marginale chiedersi il perché i suoi personaggi acquisiscano i poteri quasi stessero comprando un panetto di burro al supermercato, i nostri ideatori sorvolano e anche molto goffamente.![]()
In fondo già Misfits aveva usato l’escamotage della tempesta paranormale per far partire la storia. Non si sapeva nulla di questa tempesta e si tralascia per tutto il resto della serie. Ma Misfits è una serie comico-provocatoria (oltre che fantascientifica), al contrario di Chronicle che di comico non ha nulla. Perdere di vista la storia principale per dare importanza ad eventi ben meno rilevanti l’ho trovato un errore fatale. Che poi, i nostri eroi tornano nel luogo dove hanno acquisito i poteri, ma mentre tu cerchi di immaginare quali potrebbero essere le eventuali cause, scopri che il buco è tappato e un poliziotto gli chiede gentilmente di andar via. Fine della storia.
Tuttavia, ammetto di aver apprezzato due cose di questa pellicola. La parte degli scherzi agli sconosciuti, particolarmente riusciti anche grazie all’uso della telecamera interna: valgono davvero la pena e danno molta più soddisfazione delle scene finali. Molto validi anche gli effetti speciali che stupiscono per il loro realismo, pur essendo un film indipendente.
La trama si dipana prima in maniera assurda, tralasciando parti importanti della storia (liquidate in maniera ancora peggiore) e, verso la fine, si trasforma in un enorme blob-stereotipo che ha inglobato tutti i film di serie B sul paranormale-fantascientifico, li ha imbruttiti e ha iniziato a vomitarli su tutta la città.
Voglio dire, dopo tutto quello che siamo inventati in questi anni, basi un intero film sulla telecinesi. Neanche sul come e sul perché della telecinesi, ma solo sulla telecinesi. Perché? Un audace ritorno al minimal?
Locandina eccezionale, che mi ha invogliato a vedere il film (non al cinema, per fortuna), ma che come un fuocherello si spegne lentamente senza mai una bella fiammata che sia una. Peccato.
martedì 15 maggio 2012
Recensione: Hunger Games
Questa è la recensione del film. Questa è la recensione del libro.
Titolo: Hunger Games
Regista: Gary Ross
Sceneggiatori: Gary Ross, Suzanne Collins, Billy Ray
Soggetto: Hunger Games, romanzo di Suzanne Collins
Genere: Fantascienza, Distopia
Paese: USA
Durata: 142’
Anno: 2012
Trama
Ogni anno tra le rovine di quello che fu il Nord America, lo stato di Panem obbliga ognuno dei suoi dodici distretti a mandare un ragazzo e una ragazza a competere agli Hunger Games. In parte bizzarro spettacolo, in parte stratagemma intimidatorio del Governo, gli Hunger Games sono un evento televisivo nazionale nel quale i "Tributi" devono combattere gli uni con gli altri per la sopravvivenza. Contrapposta ai Tributi ben allenati che si sono preparati agli Hunger Games per tutta la vita, Katniss è costretta a contare sul suo brillante istinto oltre che sull'addestramento di un precedente vincitore dei giochi, l'alcolizzato Haymitch Abernathy. Per tornare a casa al Distretto 12, Katniss deve fare scelte impossibili nell'arena, che metteranno sulla bilancia la sopravvivenza contro l'umanità e la vita e contro l'amore.
Grandi responsabilità
Il libro mi era piaciuto abbastanza, di conseguenza dal film mi aspettavo altrettanto, ma – si sa – i film, il più delle volte, non riescono a raggiungere il libro. Hunger Games, però, è la prova che si può, e lo si può fare anche bene.
Ogni parte del film è ben equilibrata e sobria, probabilmente agevolato dall’immensa quantità di monologhi e ricordi che Katniss sciorinava nel romanzo. Mi è sembrato principalmente un film elegante, tutt’altro che presuntuoso che giocava le sue carte una ad una lasciando lo spettatore meravigliato al punto giusto (senza mai travolgerlo, però, bisogna ammetterlo).
Avrei personalmente tenuto qualche scena di pura carneficina, dato che c’è praticamente solo quella della cornucopia, senza togliere i rumori della lotta e lasciando una prospettiva più ampia (e quindi molto più cruenta) di tutto il paesaggio.
I tagli d’inquadratura sono stati, secondo me, il punto debole di questo film. Da un eccessivo uso di primi piani, a movimenti nervosi che, invece di accendere la tensione, la abbassavano, in preda alla confusione. I deus ex machina, poi, che grondavano dal romanzo, sono stati abilmente tolti dando alla storia più naturalezza e meno artificiosità.
Niente da dire sulla trasposizione, quindi, che ho trovato impeccabile e che ha dato una buona base su cui lavorare. Ho apprezzato la recitazione di Jennifer Lawrence che, da mezza sconosciuta, ha dato risalto alla storia, invece che ai più celebri Stanley Tucci e Josh Hutcherson.
Un bel film, quindi, che dà quel senso di epico che a mio parere mancava al romanzo.
Questa invece è una foto scattata all’elenco degli spettacoli affisso sulle porte del cinema dove ho visto il film. Mmmh.
venerdì 11 maggio 2012
Felicia Day (ancora) insieme a motoseghe e cuccioli.
Facciamo così, questa settimana. Il post corto oggi e la recensione del film di The Hunger Games martedì.
Lo so. Lo so che non parlo di altro che di Felicia Day da dodici post a questa parte e di The Guild e di tutto il resto, ma proprio non posso fare a meno di tentare di evangelizzare coloro che ancora non conoscono. Qui c’è il video di un suo Flog, e ne viene pubblicato uno ogni settimana sul canale YouTube Geek and Sundry.
Iscrivetevi, condividete, istruite il mondo e sarete persone più felici. Lo giuro.
martedì 8 maggio 2012
venerdì 4 maggio 2012
Recensione: The Avengers
Titolo: The Avengers
Regia: Joss Whedon
Sceneggiatura: Joss Whedon
Genere: Supereroi, Fantascienza, Azione
Durata: 143 minuti
Paese: USA
Anno: 2012
Produttore: Kevin Feige
Soggetto: fumetti della Marvel Comics
Trama
Ad attentare all’incolumità della Terra stavolta è Loki. Stingendo un patto con un pianeta alieno, infatti, ha intenzione di prendere il controllo della Terra attraverso un’invasione extraterrestre apocalittica e devastante. A infrangere la sua smania di potere, però, ci sono gli Avengers, un gruppo di temibili e in parte improbabili supereroi riuniti dallo S.H.I.E.L.D., che hanno l’unico obiettivo di salvare il mondo. Più o meno.
“IL” film di supereroi
Premessa: questa non sarà una recensione oggettiva. Tutti conoscono Joss Whedon e nel caso non lo conoscessero, be’, si arrangino e vadano subito a colmare la loro immensa lacuna culturale. È citato nella descrizione del blog (qui sopra), c’è una sua frase nella colonna a sinistra. Insomma, Joss Whedon è il mio maestro e di conseguenza io mi sono avvicinato a The Avengers dando per scontato che sarebbe stato il non plus ultra dei film di supereroi. Così è stato e non c’erano dubbi.
Premetto di non essere un’amante sfegatato dei supereroi: né di quelli classici che con i loro superpoteri salvano il mondo, né della nuova generazione di supereroi dannati, mezzo anti-eroi, e dai valori etici un po’ sballati come quelli di Watchmen.
The Avengers è la perfetta espressione della poetica whedoniana in chiave supereroica.
Postulato n.1: “I cattivi sono fighi.”
Corollario: “Ma i buoni lo sono ancora di più.”
Sono riuscito a mantenermi totalmente immacolato prima dell’uscita di questo film, evitando abilmente spoiler di qualsiasi natura. Di conseguenza non sapevo nemmeno quale sarebbe stato il cattivo di turno. Ho visto Thor e Captain America prima di andare al cinema, e a dire la verità ho preferito quest’ultimo, nonostante tutte le critiche che gli si sono abbattute contro. Thor è stato un film di cui ho apprezzato un solo combattimento e di cui ho odiato la prevedibilità, Natalie Portman e le zuccherosità derivate, le battute a effetto senza effetto.
Loki in The Avengers invece è un cattivo che raggiunge le aspettative, è scemo quanto basta ed è (questa un’innovazione whedoniana) piacevolmente crudele.
Ma sono i buoni quelli davvero fighi.
Iron Man e Iron Man 2 li ho visti e apprezzati entrambi, ma – ve l’ho detto – i film sui supereroi mi lasciano un po’ così. Robert Downey Jr. però sembra nato per interpretare Tony Stark e sappiamo tutti che l’umorismo nero di Joss non poteva non sfogarsi su di lui.
Capitan America, finalmente, diventa un po’ più profondo dal punto di vista psicologico. Non nel senso che smette di essere il buon caro moralista del film a lui dedicato, ma nel senso che diventa un fastidioso ed irritante moralista del cazzo. Il che è un’enorme differenza, data la reazione che scatena nell’animo dello spettatore: al contrario di prima, in cui volevi spiegargli amichevolmente che in fondo tutto quel moralismo non era necessario, adesso vorresti affogarlo in acque infestate da piranha spiegandogli che è questo che ci si merita per essere un fastidioso ed irritante moralista del cazzo.
Bruce Banner è una specie di uomo complessato senza spina dorsale che ti fa tenerezza come un cagnolino al lato di una strada. Fiumi di vittimismo e complessi di inferiorità come se piovesse. Da una parte vuoi andare a consolarlo, dall’altra vuoi prenderlo in giro davanti a tutti. Mi è piaciuto sia da umano, sia in versione verde e incazzata.
Thor è un bruto, non mi piace il suo martello e mi fa anche un po’ di paura. Le sue battute anacronistiche sono l’aspetto (forse l’unico) che ho davvero apprezzato. Un mezzo idiota, che non ha ancora capito molto del nostro mondo. Fondamentalmente preferirei non vederlo più, ma so che non sarà così.
Hawkeye (Occhio di Falco) è un personaggio relativamente nuovo (l’avevamo visto pronto a scoccare una freccia in Thor) che ha raggiunto il suo apice nel combattimento finale. Oscuro e ambiguo, davvero poco loquace e con scarso senso dell’umorismo, il bullet (arrow?) time dedicato alle sue frecce è davvero impagabile.
Black Widow, poi, merita un discorso a parte. Black Widow è Scarlett Johansson. Ed è rossa. Credo possa bastare per descrivere la portata epocale di questo film. Seriamente.
The Avengers, da film di supereroi fatto “come Dio comanda”, ti dà un senso di soddisfazione grazie alla presenza praticamente costante di combattimenti. Un difetto di tutti i precedenti film di supereroi sono quelle scene di infiniti non-combattimenti. In generale, quando voglio vedere un film di supereroi, lo faccio perché voglio vedere persone dai poteri sovraumani ammazzarsi di botte. E basta, principalmente.
L’ultimo combattimento tocca momenti squisitamente epici, seminando i giusti (ahimè, tipici del genere supereroistico) deus ex machina. Ma non aspettatevi cuoricini e abbracci di gruppo. Sappiamo tutti che Joss Whedon non ha paura di ammazzare i suoi personaggi e The Avengers non è certo un eccezione. Ma vi evito spoiler di sorta.
Non credo si possa raggiungere un livello più alto di questo, in quanto a supereroi, di conseguenza non posso che assegnare cinque stelle ad un film di supereroi che ha entusiasmato persino me.
martedì 1 maggio 2012
Twitter Captains: Felicia Day vs Romans
Di Felicia Day e di The Guild ne avevo già parlato qui. In un tweet di ieri annuncia di essere stata colpita, mentre passeggiava il cane, da un corvo che veniva inseguito da un passero. Ecco il tweet e le bizzarre, ma quanto mai giuste, risposte.
Rivelazione #1: Felicia Day è stata messa incinta da Giove. Eventualità non impossibile.
Rivelazione #2: (La mia preferita) I romani si chiederebbero semplicemente perché una persona dovrebbe portare un cane al guinzaglio.
A venerdì, con la recensione di The Avengers.
venerdì 27 aprile 2012
The Guild, la serie di Felicia Day
The Guild è una webseries ideata e scritta da Felicia Day (Doctor Horrible’s Sing-Along Blog, Buffy, Dollhouse).
La storia è incentrata sulla gilda dei “Knights of Good” formata da cinque accaniti giocatori di online gaming. La serie raggiunge picchi di nerdaggine capaci di atterrire anche i più robusti giocatori di MMORPG.
Senza farvi ingannare dall’immagine (geniale) qua sopra, i personaggi di The Guild sono degli incommensurabili sfigati e per quanto mi riguarda riescono a superare tutti i personaggi di The Big Bang Theory messi insieme.
Da totali misantropi, a chi ignora i normali canoni di socializzazione moderni, tutti vanno alla ricerca di effimere realizzazioni personali e, inevitabile conseguenza, tutto questo fa tagliare in due dalle risate.
Attualmente è in corso la quinta stagione e sono tutte disponibili su YouTube. Gli episodi durano dai tre ai dodici minuti e valgono davvero la pena. La consiglio anche a coloro che non se ne intendono troppo di online gaming perché è comunque adatta a un target molto ampio.
Link utili
- Canale YouTube di The Guild con tutti gli episodi in inglese
- Canale YouTube con le prime tre stagioni di The Guild sottotitolate in italiano

